mercoledì 24 giugno 2026

Buttadentro e non solo: quando i divieti restano sulla carta

 

Buttadentro e non solo: quando i divieti restano sulla carta

Due dipendenti di locali vicini arrivano alle mani perché uno dei due continua a fare il “buttadentro”, nonostante il divieto. Una scena che racconta molto più di una semplice lite: racconta una città nella quale le regole esistono, ma troppo spesso restano senza chi le faccia rispettare.

Sempre più spesso Lucca assomiglia al Paese dei Balocchi, dove ognuno fa un po’ ciò che vuole. Non perché manchino i regolamenti. Anzi, in questi anni ne sono stati prodotti molti, sempre accompagnati dalla solita liturgia: conferenze stampa, fotografie, dichiarazioni solenni e titoli sui giornali. Squilli di tromba. Poi, spenti i riflettori, il silenzio. Perché un regolamento senza controlli è soltanto un libro dei sogni.

Il caso dei “buttadentro” è la punta dell’iceberg. I chiodi topografici per delimitare il suolo pubblico sono rimasti un annuncio, mentre tavoli e occupazioni si allargano fino a restringere vicoli dove, in caso di emergenza, anche un’ambulanza avrebbe difficoltà a passare.

I bidoni dei rifiuti lasciati fuori orario, le lavagnette e le pubblicità dei gelati continuano a occupare strade e piazze nonostante i divieti.

Una città perde il suo garbo non quando mancano le regole, ma quando manca il coraggio di farle rispettare. E una città di oltre 2.500 anni di storia non può essere trattata come un villaggio vacanze dove tutto è concesso.

Fra poco arriverà la campagna elettorale. Torneranno i programmi, le promesse e i buoni propositi, magari con una copertina nuova. Ma i cittadini hanno già visto troppi regolamenti nascere tra gli applausi e morire nell’indifferenza. Stavolta ci crederanno?

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Oltre mezzo milione di euro per ringhiere inutili sulle mura

 

La recente sentenza del Tribunale di Lucca, che ha rigettato la causa intentata da una coppia di cittadini francesi contro il Comune di Lucca per la caduta del figlio dalle Mura, conferma quanto già stabilito in un’analoga vicenda giudiziaria avvenuta a Lucca nel 1996: la responsabilità dell’incidente non può essere attribuita al Comune.

Una conclusione dettata non solo dalle norme, ma anche dal buon senso. È compito dei genitori vigilare sui propri figli, nella consapevolezza che una caduta dalle Mura può comportare gravi conseguenze.

Alla luce di tutto questo, resta una domanda inevitabile: perché spendere oltre mezzo milione di euro per installare ringhiere non obbligatorie, collocate sul lato interno delle Mura, dove non risulta essere mai avvenuta alcuna caduta, e che hanno modificato il principale monumento storico della città?

Quando Lorenzo Nottolini progettò questo straordinario complesso monumentale nell’Ottocento, tali ringhiere non furono previste. Oggi, invece, qualcuno ha deciso di alterarne l’aspetto per motivazioni legate a presunte responsabilità legali che le sentenze hanno dimostrato essere prive di fondamento.

Particolarmente sorprendente è il comportamento di chi, quando sedeva all’opposizione nella precedente amministrazione, raccolse migliaia di firme contro questo intervento anche grazie all’impegno del nostro Comitato, salvo poi sostenerlo una volta entrato nella maggioranza di governo della città. Un cambiamento di posizione che riteniamo difficile da comprendere e che ha inevitabilmente deluso molti cittadini.

Rivendichiamo di aver segnalato tempestivamente al Ministero il rischio di danneggiamento delle colonne delle casermette di Porta San Pietro e Porta San Donato, dove il progetto prevedeva l’inserimento di tasselli nelle strutture storiche per il fissaggio delle ringhiere. Almeno su questo punto riteniamo di aver contribuito a evitare ulteriori danni.

Peccato che nel 2021 il Sindaco e i consiglieri comunali non abbiano prestato attenzione alla nostra comunicazione, con la quale si trasmetteva copia della sentenza del 1996, evidenziando l’inutilità dell’opera, oltre al suo costo elevato. Il nostro obiettivo era evitare di deturpare il monumento e di impiegare risorse pubbliche in interventi non necessari, ma non abbiamo ricevuto neppure un minimo riscontro.

Ancora più incomprensibile è che, dopo aver speso oltre mezzo milione di euro per installare ringhiere in punti dove non risultano incidenti, si sia deciso di proteggere soltanto alcune delle cosiddette “discesine”, lasciandone altre prive di qualsiasi barriera proprio nei tratti più esposti e potenzialmente pericolosi. In questi punti il passaggio si trova a pochi centimetri dal vuoto e il fondo in ciottolato diventa particolarmente scivoloso quando piove. Una scelta che appare contraddittoria e difficile da giustificare sotto il profilo della sicurezza.

Oggi una sentenza conferma ciò che avevamo sostenuto fin dall’inizio: si è intervenuti su un monumento storico con un’opera costosa e invasiva per risolvere un problema che la giurisprudenza aveva già chiarito non essere una responsabilità del Comune.

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Concluso il rilevamento degli stalli gialli all’interno delle Mura: cresce la preoccupazione per il futuro della sosta dei residenti

 

Concluso il rilevamento degli stalli gialli all’interno delle Mura: cresce la preoccupazione per il futuro della sosta dei residenti

Abbiamo concluso il rilevamento degli stalli gialli riservati ai residenti all’interno delle Mura urbane. Il censimento ha evidenziato la presenza di 1.690 stalli.

Si tratta di un dato che assume particolare rilievo se si considera che al 31 dicembre 2025 risultavano rilasciati 14.389 permessi di sosta residenti validi per tali stalli, una criticità che denunciamo da anni e che continua a rimanere senza risposte concrete.

Il lavoro di rilevamento è stato lungo e complesso, reso ancora più difficile dalle condizioni della segnaletica orizzontale. In molti casi gli stalli risultavano quasi irriconoscibili a causa della scarsa manutenzione. Una situazione difficile da comprendere alla luce delle risorse stanziate negli ultimi anni.

La Determinazione n. 829 del 21 aprile 2023 prevedeva infatti interventi su pavimentazioni stradali e segnaletica per circa 4 milioni di euro, di cui 1,5 milioni finanziati tramite mutuo, come previsto dalla Determinazione n. 1309 del 14 giugno 2023. Viene quindi spontaneo chiedersi come sia possibile che il centro storico presenti ancora evidenti carenze proprio sul fronte della segnaletica.

Per quanto riguarda il numero degli stalli riservati ai residenti, il confronto tra il 2024 (1.689 stalli) e oggi evidenzia un aumento di una sola unità. È vero che in Via dei Bacchettoni sono stati realizzati alcuni posti in più, ma si tratta di una zona poco utilizzata dai residenti, anche per la scarsa percezione di sicurezza nelle ore serali.

Al tempo stesso si registra una riduzione degli stalli in Corso Garibaldi, dove alcuni posti sono stati trasformati da gialli a blu, nonostante l’area sia già ben servita dai parcheggi a pagamento di Piazza della Cittadella e della Manifattura.

Resta inoltre senza seguito la promessa del Sindaco di destinare la Caserma Lorenzini a parcheggio per i residenti del centro storico, un impegno che a oggi è rimasto lettera morta.

La situazione appare ancora più preoccupante considerando gli interventi edilizi in corso. La riqualificazione dell’ex Cartiera di Via Buiamonti ha già portato nuove famiglie a vivere nel centro storico. Altri progetti sono in fase di realizzazione presso le ex Dorotee, gli ex Lateranensi e l’ex Giorgi.

Parliamo di centinaia di nuovi residenti nei prossimi anni. Di fronte a questa prospettiva, l'aumento di un solo stallo ogni  due anni appare del tutto insufficiente. Senza una pianificazione adeguata e senza nuovi spazi destinati alla sosta dei residenti, il problema è destinato ad aggravarsi ulteriormente, con conseguenze sempre più pesanti per chi vive all'interno delle Mura.

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Varchi telematici: ancora problemi irrisolti

 

Sui varchi telematici di Lucca si potrebbe scrivere un libro intitolato “Le malefatte”, cioè le “fatte male”.

Molto spesso i display risultano spenti e questo potrebbe trarre in inganno gli ignari cittadini, che si sentono autorizzati ad entrare.

Due varchi che avrebbero dovuto sigillare la “pseudo rete” non sono mai stati realizzati e l’Assessore competente, a parte qualche vana promessa, non ha mai spiegato il motivo di questa mancata realizzazione.

La normativa non obbliga a indicare l’orario sui display, ma questa funzione venne introdotta da amministrazioni precedenti per evitare problemi a chi può accedere solo in determinate fasce orarie, così da scongiurare sanzioni dovute allo sforamento di pochi minuti.

Adesso, però, vediamo che il varco di Via del Molinetto indica un orario diverso di ben sette ore rispetto a quello reale. Quello che era nato come un aiuto si è quindi trasformato in una trappola, perché può provocare malintesi destinati a tradursi in sanzioni.

Ci domandiamo se all’interno dell’Amministrazione vi sia qualcuno incaricato dei controlli. Se non c’è, sarebbe opportuno nominarlo; se invece c’è, forse sarebbe il caso di sostituirlo, vista la scarsa competenza dimostrata.

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L’Isola che non c’è

 

L’Isola che non c’è

Un titolo che richiama Peter Pan, ma che in realtà descrive l’“Isola” a traffico limitato di Lucca: un’isola che tanto isolata non è. I varchi spenti in seguito a ordinanza comunale consentono infatti a chiunque di entrare nel centro storico senza reali controlli.

Il varco di Via Elisa viene disattivato negli orari di ingresso e uscita delle scuole per permettere il passaggio ai genitori degli studenti che frequentano un istituto che peraltro è fuori dalla ZTL e frequentato da adolescenti che 100 metri a piedi li potrebbero fare facilmente. Il problema è che, una volta spento il varco, possono entrare tutti e circolare liberamente senza che venga verificato il rispetto del percorso indicato.

Chi entra può inoltre trattenersi quanto vuole, visto che le uscite da Via delle Stallette e da Via San Paolino/Piazzale Verdi sono prive dei varchi previsti fin dall’inizio del progetto, mai entrati in funzione nonostante tre anni di lavori e oltre 300 mila euro spesi.

L’assessore Santini non ha mai chiarito le ragioni della loro eliminazione nel dicembre 2025, pur annunciandone l’attivazione entro marzo. Oggi siamo quasi a giugno e dei varchi non c’è ancora traccia.

Il meccanismo è semplice: si entra da Via Elisa durante gli orari scolastici senza permesso, si gira liberamente per il centro storico e poi si esce quando si vuole senza controlli grazie ai varchi che non ci sono. Di fatto, i permessi giornalieri diventano inutili.

Una situazione che potrebbe persino configurare un danno erariale, già segnalato a sindaco e assessore, perché a risponderne sarebbero gli amministratori stessi.

Lo spegnimento del varco di Via Elisa è un provvedimento privo di logica: invece di concedere autorizzazioni mirate a chi ne aveva realmente bisogno, si è scelto di aprire l’accesso a tutti, con conseguenze evidenti in termini di traffico, degrado e inquinamento. Per questo è stata richiesta l’immediata revoca dell’ordinanza.

Dopo tre anni di lavori, presentazioni e inaugurazioni, la rete dei varchi di Lucca ancora non sembra vedere la luce. Non ci resta che aspettare la prossima inaugurazione in pompa magna augurandosi che dopo 4 anni il progetto giungi a compimento.

 

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Lucca: da città modello a villaggio senza regole

 

Lucca: da città modello a villaggio senza regole

Ci chiediamo perché le troupe televisive continuino a scegliere Lucca. Davvero qualcuno pensa che vengano per le carnevalate degli ultimi anni, per un centro storico che la notte somiglia sempre più a una sagra della birra, o per le risse tra giovani che si ripetono con inquietante regolarità?

La realtà è un’altra: vengono non per la Lucca di oggi, ma per quella di ieri. Per il suo fascino autentico, per un’identità che però, giorno dopo giorno, viene erosa per  l’ incosciente  tentativo di trasformarla in un  Parco dei Divertimenti.

Oggi il centro storico appare sempre più sporco e mal gestito: bike sharing senza regole, tavoli e sedie ovunque senza controllo, lavagnette improvvisate, rifiuti lasciati fuori dai locali ben oltre gli orari consentiti. Il decoro urbano, un tempo punto di forza, sembra diventato un dettaglio trascurabile.

E mentre la “città del garbo”  scivola verso un modello da “villaggio vacanze  maltenuto”, chi governa sembra più interessato ad  iniziative autoreferenziali piuttosto che a una visione seria e condivisa. Decisioni prese senza un minimo confronto con i cittadini, ingenti risorse pubbliche utilizzate per alimentare consenso e non per costruire futuro.

Il risultato è evidente: si sta consumando il patrimonio lasciato dalle amministrazioni precedenti senza alcuna capacità di rinnovarlo.

Lucca non è nata per essere una scenografia da sfruttare finché regge. È una città con una storia e un equilibrio fragile, che richiede rispetto e competenza.

Senza un cambio di rotta immediato, il rischio è chiaro: trasformare una città unica in un contenitore vuoto, dove resta solo l’immagine, mentre l’identità scompare.

E quando l’identità si perde, non si recupera più.

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Altro che “Forum per la partecipazione”: una farsa ben confezionata

 

Altro che “Forum per la partecipazione”: una farsa ben confezionata

Ora non ci sono più dubbi.

La delibera che invitava ad aderire al cosiddetto “Forum delle Frazioni e dei Quartieri” della Città di Lucca — presentata come uno strumento per favorire partecipazione delle  frazioni e dei quartieri all’ attività dell’ Amministrazione — si è rivelata per quello che è: una operazione di facciata, utile solo a costruire una narrazione, non certo ad ascoltare davvero i territori.

La bocciatura del Comitato “Vivere il Centro Storico” è la prova più evidente. Un comitato escluso perché si occupa di residenza, traffico, inquinamento ambientale e acustico. In altre parole: escluso perché affronta problemi reali. Evidentemente, nel “Forum”, c’è spazio solo per frivolezze e per chi non solleva questioni scomode.

Ma il quadro è ancora più grave.

Secondo quanto riportato dalla stampa, un comitato della prima periferia ha rinunciato a partecipare al Forum dopo aver compreso che, con o senza il suo contributo, il Comune procederà comunque con una rotatoria che porterà il traffico pesante — TIR compresi — nel mezzo della frazione, invece di cercare altre soluzioni. Questa non è partecipazione!

A questo punto cade ogni ambiguità: non siamo di fronte a un luogo di dialogo, ma a un meccanismo selettivo dove si ascolta solo chi è allineato e si esclude chi rappresenta davvero i cittadini.

Chiamarlo “Forum per la partecipazione” non è solo improprio: è offensivo.

Perché la partecipazione non è una concessione dall’alto, né una messinscena per legittimare decisioni già prese. La partecipazione è confronto vero, soprattutto con chi non è d’accordo.

Qui, invece, siamo davanti all’ennesima prova di una Amministrazione che preferisce evitare  le voci critiche.

A questo punto, più che cambiare nome, sarebbe necessario cambiare metodo. Ma, in assenza di questo, almeno si abbia il coraggio di non chiamarla partecipazione.

Perché questa, semplicemente, non lo è.

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Comitato escluso dal forum delle frazioni e quartieri

 

Dobbiamo ammetterlo: non siamo riusciti a interpretare la Delibera di Giunta n. 299/2025 laddove afferma “è volontà dell’Amministrazione Comunale avviare un percorso pubblico di adesioni per la formazione del ‘Forum delle Frazioni e dei Quartieri’ della Città di Lucca, con lo scopo di promuovere la partecipazione delle frazioni e dei quartieri alle attività dell’Amministrazione, agevolando la creazione di sinergie condivise e migliorando il rapporto tra Pubblica Amministrazione e portatori di interessi diffusi del territorio”.

Avevamo pensato si trattasse finalmente di uno strumento di partecipazione, di cui Lucca sente da tempo la mancanza.

Peccato che il Comitato “Vivere il Centro Storico” sia stato escluso, in quanto “ritenuto impegnato nella tutela della residenza del centro storico e su tematiche legate a traffico e inquinamento ambientale e acustico”. Una motivazione, a nostro avviso, difficilmente accettabile.

È un vero peccato, perché proprio il confronto con la popolazione rappresenta uno dei limiti più evidenti di questa amministrazione, che talvolta assume, a parere nostro, decisioni discutibili o quantomeno migliorabili.

Se avessimo avuto la possibilità di partecipare, uno dei primi temi che avremmo portato all’attenzione sarebbe stato quello del bike sharing. A fronte di un utilizzo modesto, ne sono state immesse ben 200: le troviamo ovunque, appoggiate ai muri dei monumenti, lasciate sulle aiuole, parcheggiate negli stalli riservati ai residenti, a occupare rastrelliere già insufficienti, impedendone l’uso ai lucchesi. Nell’ottica di questa giunta, sembra che proprio i cittadini siano gli ultimi a essere considerati.

Ci sarebbe bisogno di maggiore partecipazione anche per segnalare all’assessore — che, vivendo lontano dal centro cittadino, frequenta Lucca prevalentemente per ragioni d’ufficio — problemi che esistono, anche se non vengono percepiti. Gli avremo fatto presente che a Milano le bici di questo tipo sono parcheggiate su appositi spazi per questo adibiti.

Avremmo inoltre  voluto evidenziare che un numero minimo di 200 biciclette appare eccessivo, per una ragione semplice: molte restano inutilizzate e occupano senza criterio, né adeguata vigilanza, il suolo pubblico.

Avremmo inoltre chiesto se la cifra di € 88.199,41 prevista dalla Determinazione n. 3595 del 19/12/2025 per pagare questo servizio  non sia sproporzionata, considerando che, con l’adeguamento dei prezzi, potrebbe arrivare a € 119.527,07 e che gli utenti pagano alla ditta gli importi dovuti per il noleggio.

In fin dei conti, sono sempre soldi dei cittadini.

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Confronto tra il vecchio e il nuovo protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Comune per la gestione degli eventi al Campo Balilla

 

Abbiamo messo a confronto il vecchio e il nuovo protocollo d’intesa tra Soprintendenza e Comune per la gestione degli eventi al Campo Balilla. Il risultato è allarmante!

Le premesse legali restano le stesse, ma cambia radicalmente l’impostazione: nel nuovo testo si accetta, di fatto, un livello di degrado del bene monumentale che fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile. Scompare del tutto il progetto, per anni annunciato, che avrebbe dovuto conciliare uso e tutela del Balilla. Al suo posto, una resa allo stato di fatto.

Lo spostamento dei Comics nel 2029 nella “futuribile” Arena sul Fiume appare come l’ennesima promessa: sulla stessa linea dei parcheggi Lorenzini e Porta S. Maria, opere annunciate e mai realizzate.

Scompare invece, per fortuna, la clausola che prevedeva lo spostamento di tutti gli spettacoli del Summer Festival al Balilla. Un’ipotesi che avrebbe significato un viale chiuso per settimane, con pesanti ricadute sul  traffico cittadino. Ci domandiamo  chi l’ aveva pensata un ipotesi del genere?

 I limiti di occupazione restano formalmente invariati (10.000 mq per i Comics, 13.500 per il Summer), ma vengono riferiti solo alle superfici “stabilizzate”. Nei fatti, come mostrano i progetti, l’intera area — quasi 20.000 mq — continua a essere recintata ed occupata. Una prassi già consolidata e mai sanzionata, nonostante le nostre segnalazioni, senza che Sindaco e Soprintendente abbiano attivato alcuna comunicazione alle autorità competenti.

Emblematica la norma sull’altezza delle strutture dei Comics nel nuovo protocollo: “non superiore a quella del 2025”. Nasce così una nuova unità di misura a livello mondiale, il “Comics 2025”, mai tradotta in metri. Una scelta che evita di ammettere il superamento del limite delle Mura, già da noi segnalato e mai affrontato da chi era chiamato a farlo nonostante rappresentasse  una infrazione al protocollo

Infine, il ripristino del manto erboso entro 30 giorni: più un auspicio che una regola. A 5 mesi dalla fine dei Comics, in molte aree l’erba non è ancora tornata. Noi abbiamo calcolato che l’ area non si può definire ripristinata per ben 300 giorni l’ anno: Altro che i 90 previsti dal Protocollo.

E il decoro del monumento? Semplicemente scomparso dal protocollo.

Il motivo di tutto questo? Noi non arriviamo a capirlo  perchè si tratta di eventi che assorbono soldi dei cittadini,  ma che non rendono un euro alla città.

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Lucca oscena: il riassunto di una situazione fuori controllo

 

Lucca oscena: il riassunto di una situazione fuori controllo

A Lucca esiste un problema sempre più evidente, sotto gli occhi di residenti e visitatori: il progressivo degrado del decoro urbano e il mancato rispetto delle regole.

I buttadentro, vietati da tempo, continuano ad operare indisturbati. Le orrende lavagnette pubblicitarie fuori dai locali, anch’esse proibite, sono ovunque. Norme che esistono solo sulla carta, mentre nella realtà quotidiana vengono ignorate senza conseguenze.

La gestione dei rifiuti è un altro nodo critico. I locali dovrebbero esporre i bidoni solo in orari precisi, ma molti li lasciano in strada tutto il giorno e tutta la notte. Il risultato? Un banchetto continuo per topi e gabbiani, con evidenti problemi igienici e di immagine.

Nel 2023 l’assessora Granucci aveva assunto un impegno chiaro: installare chiodi topografici per delimitare gli spazi concessi a bar, ristoranti e attività varie. A oggi, salvo poche eccezioni – peraltro realizzate con fondi pubblici – quella promessa è rimasta disattesa. Tavoli e sedie invadono strade e piazze, arrivando in alcuni casi a ostacolare perfino il passaggio dei mezzi di soccorso.

Le strade sono spesso sporche, disseminate di cartacce. I cestini dei rifiuti risultano frequentemente pieni e quindi inutilizzabili, le cicche sono dappertutto. Anche il Regolamento di Polizia Locale, che vieta l’uso dei muri e delle soglie per l’esposizione della merce, sembra essere stato dimenticato.

A completare il quadro, una segnaletica orizzontale ormai quasi scomparsa: strisce pedonali invisibili, persino in prossimità delle scuole. Una situazione che non è solo una questione di decoro, ma anche di sicurezza.

E i controlli? I Vigili Urbani appaiono praticamente assenti.

Ci si consola con eventi e manifestazioni pagate con soldi pubblici che dovrebbero rendere Lucca grande e attrattiva. Ma fino a quando questa narrazione reggerà, quando i turisti inizieranno a vedere con i propri occhi una realtà ben diversa?

Lucca merita di più. E soprattutto, merita regole rispettate.

 

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lunedì 22 giugno 2026

Ma quali grandi eventi?

 

Ma quali grandi eventi?

A Lucca di grandi eventi non ce ne sono mai stati.

I grandi eventi portano soldi; quelli di Lucca, invece, portano solo debiti.

A Viareggio, con sei corsi di Carnevale, sono stati venduti biglietti per circa 5 milioni di euro.

Il Palio di Siena genera introiti per 3-4 milioni tra biglietti, diritti televisivi, sponsorizzazioni e merchandising. La piazza viene occupata solo per pochi giorni con un po’ di sabbia e, terminata la manifestazione, basta una spazzata per far tornare tutto come prima. Ben diversa è la situazione del Balilla, trasformato in un campo incolto per mesi dopo le manifestazioni.

 A Roma l’affitto del Circo Massimo varia da 100.000 a 200.000 euro per spettacolo.

All’ Arena  di  Verona si pagano 33.000 euro per una giornata infrasettimanale e 40.000 euro nel fine settimana, oltre a 16.000 euro forfettari per la richiesta.

 Si potrebbe continuare a lungo con l’elenco dei luoghi storici italiani concessi per spettacoli dietro pagamento di cifre importanti a favore delle amministrazioni pubbliche. Ma torniamo a Lucca, dove invece è tutto gratis.

Per il Summer Festival, per oltre un mese, vengono occupate alcune delle zone più importanti della città  con esenzione del pagamento del suolo pubblico, mentre i circa 500.000 euro di costi accessori della manifestazione ricadono sull’amministrazione comunale.

E che dire della famosa ricaduta sull’indotto certificata dall’Università di Pisa? Quella relazione l’abbiamo richiesta ma non ci è mai stata consegnata, tanto da farci dubitare perfino della sua reale esistenza.

 Per Lucca Comics & Games, nonostante i 13 milioni di euro di biglietti venduti, la città non percepisce nulla. Al contrario, deve sostenere i costi dei servizi: straordinari della polizia municipale, gestione dei rifiuti, utenze e altri interventi, tutti pagati con i soldi dei cittadini. Il tutto a fronte di una pesante occupazione del centro storico che si protrae per mesi.

Gli eventi sono davvero tali quando portano risorse al territorio. Quelli di Lucca, invece, non generano entrate per il Comune e finiscono per utilizzare risorse pubbliche che potrebbero essere destinate alla manutenzione della città, al decoro urbano, alle scuole e al sociale, finendo invece per favorire i bilanci di alcune società private.

Quando il sindaco afferma che lo scenario del Balilla è importante dal punto di vista monumentale, non possiamo che essere d’accordo. Proprio per questo sorge spontanea una domanda: perché non tutelarlo come si dovrebbe, oppure se proprio ritenuto necessario perché non chiedere un milione di euro all’anno al Summer Festival e un milione ai Comics? Sarebbero due milioni di euro annui per la città: risorse utili per migliorare la pulizia e il decoro urbano, combattere l’inquinamento atmosferico – che vede Lucca ai primi posti in Toscana – sostenere gli asili e ridurre l’indebitamento del Comune, previsto passare dai 55 milioni del 2023 agli 80 milioni nel 2027.

In aggiunta a tutto questo  adesso  si tratta di spendere 5 milioni di euro in Pulia, venti milioni per l’Arena sul fiume e lasciare nel degrado il Balilla. Una scelta difficile da comprendere oltretutto perché quei soldi li dovranno pagare i cittadini.

Siamo davvero sicuri che pochi amministratori, molti dei quali fino a pochi anni fa svolgevano tutt’altro lavoro rispetto all’amministrazione pubblica, possano prendere decisioni di questa portata senza un reale confronto con la cittadinanza?

Stiamo parlando di investimenti che cambieranno profondamente la natura di Lucca e la situazione debitoria del Comune e che dovranno essere pagati dalle generazioni presenti e future.

Non sarebbe più corretto inserire queste opere nel prossimo programma elettorale, lasciando che siano i cittadini a decidere così come democrazia richiede? Oppure indire un referendum, come previsto dallo Statuto comunale?

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Mercato del Carmine: che cosa sta succedendo?

 

Mercato del Carmine: che cosa sta succedendo?

Sempre più residenti della zona del Mercato del Carmine segnalano la mancanza di una evidente attività lavorativa all’interno del cantiere. Da settimane, infatti, molti cittadini riferiscono di non vedere movimenti significativi né operai al lavoro, alimentando dubbi e preoccupazioni sul reale stato dell’intervento.

A suscitare anche una certa ironia è il cartello di cantiere che indica come data di fine lavori il 3 giugno 2025, una scadenza ormai superata da tempo senza che vi siano stati aggiornamenti visibili.

Non possiamo inoltre dimenticare l’episodio della chiusura del bar del mercato, avvenuta con tanto di cambio di serratura e giustificata, all’epoca, dalla necessità di procedere con lavori urgenti. Urgenza che, alla luce dell’attuale situazione del cantiere, appare oggi quantomeno discutibile.

Alla luce di tutto questo, riteniamo legittimo porre una domanda semplice: che cosa sta realmente accadendo al Mercato del Carmine?

I cittadini meritano chiarezza. Sarebbe opportuno che l’amministrazione o i soggetti responsabili del progetto informassero la comunità sullo stato dei lavori, sui tempi effettivi di realizzazione e sulle eventuali criticità che stanno rallentando l’intervento.

Sarebbe inoltre auspicabile aggiornare la cartellonistica del cantiere con una data realistica di fine lavori, ammesso che questa sia attualmente definita.

Il Mercato del Carmine rappresenta un luogo storico e identitario per la città: proprio per questo riteniamo che trasparenza e informazione verso i cittadini siano doverose.

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La sai l’ultima?

 

La sai l’ultima?

Ormai i provvedimenti dell’Amministrazione sul traffico nel centro storico sembrano una barzelletta.

Prima lo spegnimento del varco di Via Elisa, per motivi che a nostro parere non sono sostenibili.
Poi due varchi telematici, parte di una rete costata 300.000 euro e tre anni di lavoro, che scompaiono e poi riappaiono – almeno in teoria – senza alcuna spiegazione.

Infine l’ultima novità: ora si può andare in bicicletta in Via Fillungo.

Dagli inizi del secolo scorso il transito delle biciclette in Fillungo era vietato. Oggi, con la nuova segnaletica, il divieto riguarda esclusivamente i velocipedi a quattro o più ruote. Tradotto: le biciclette, che di ruote ne hanno due, possono circolare liberamente.

Non che prima non venisse fatto. Con questa Amministrazione è difficile vedere un Vigile Urbano in giro e ciò equivale ad un “liberi tutti”, ma almeno un’altra Giunta avrebbe potuto rafforzare l’organico e garantire quella vigilanza di cui il centro storico ha evidente bisogno. Adesso che il divieto per le bici in Fillungo non c’è più il problema non si pone: ognuno farà “legalmente” come gli pare.

Abbiamo inoltre constatato che alcuni cartelli che vietavano il transito ciclabile, come in Via Buia, sono stati rimossi senza che siano stati installati i nuovi (esaurite le scorte?). Di conseguenza, oltre le bici, anche i risciò possono percorrerla entrando in Via Fillungo. Perfino in Via Roma, provenendo da Piazza San Michele, è possibile entrare liberamente con bici e risciò per la mancanza di segnaletica.

Non comprendiamo questo atteggiamento della Giunta nei confronti del centro storico. Consentire alle biciclette – e in alcuni casi ai risciò – di transitare in Via Roma e Via Fillungo espone i pedoni al rischio costante di microurti e continue scampanellate per chiedere strada.

Ci chiediamo: cosa ne pensa l’Ascom? È d’accordo sul fatto che un cliente, uscendo da un negozio, di un loro associato possa rischiare di essere investito da una bicicletta?

Si tratta di  un provvedimento incomprensibile. Siamo sinceramente preoccupati.

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Varchi telematici: la realtà smentisce la propaganda

 

Varchi telematici: la realtà smentisce la propaganda

Per tre anni l’Amministrazione ha raccontato alla città un progetto presentato come modello di efficienza: 14 nuovi varchi telematici, 300.000 euro di investimento, autorizzazioni ministeriali, conferenze con la Giunta al completo, interviste e servizi sui media locali. Una narrazione trionfale.

Peccato che i varchi installati siano 12, non 14.

Non è una svista. È scritto nero su bianco nell’Ordinanza n. 3229 del 17/12/2025: il Responsabile di Progetto comunica la “necessità di rimandare a una successiva fase l’installazione di due varchi (Via San Paolino e Via delle Stallette), per i quali è in corso la progettazione in una posizione differente”.

Dopo tre anni di lavoro, dopo aver dichiarato il progetto pronto e definito in ogni dettaglio, si scopre che due varchi semplicemente non ci sono. Rinviati. Ripensati. Spostati. Ma soprattutto: non realizzati.

Com’è possibile che un progetto presentato come concluso e finanziato venga modificato in corsa su elementi così rilevanti?
Quando ci si è accorti che quei due varchi non erano pronti?
Perché non è stato comunicato chiaramente ai cittadini?

Parliamo di soldi pubblici: 300.000 euro per 14 varchi significa circa 21.500 euro a postazione. Se i varchi sono 12, la differenza è di circa 43.000 euro. È una cifra che merita risposte precise, non silenzi. Sono fondi risparmiati? Sono stati spesi comunque? Sono stati destinati altrove?

E mentre si celebrano nuovi impianti, va ricordato che i due varchi di Piazza S. Maria risultano molto spesso spenti. Anche qui: quali sono le ragioni? Problemi tecnici? Scelte organizzative? Mancanza di controllo? Perché se un sistema viene presentato come strumento fondamentale per la regolazione del traffico e la sicurezza, deve funzionare con continuità, non a intermittenza.

Nel frattempo il Comune perde un finanziamento regionale di 40.000 euro per le videocamere di sicurezza. Qui mancano 43.000 euro “virtuali” per due varchi non realizzati. Coincidenze che rendono ancora più urgente un chiarimento pubblico.

La questione non è tecnica, è politica.
Chi controlla la programmazione?
Chi verifica che ciò che viene annunciato corrisponda a ciò che viene realizzato?
Chi si assume la responsabilità di questo scarto tra propaganda e realtà?

Forse il problema non sono solo i varchi mancanti.
Forse il problema è un metodo: prima si annuncia, poi si corregge, ma senza spiegare. E nel frattempo gli impianti esistenti restano spesso inattivi.

I cittadini meritano trasparenza, non slogan.
Meritano opere complete e funzionanti, non numeri gonfiati.
Meritano risposte, oggi — non “in una fase successiva”.

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Acqua tagliata e comunicazione pasticciata: i cittadini non sono sudditi

 

Acqua tagliata e comunicazione pasticciata: i cittadini non sono sudditi

Senza parole. Anzi no: con molta rabbia. Domenica mattina molti cittadini del centro storico si sono alzati e hanno scoperto di non poter nemmeno fare una doccia perché l’acqua non c’era. Non per un guasto improvviso, ma per lavori programmati e comunicati in modo a dir poco superficiale.

L’11 febbraio Geal invia un SMS: lavori previsti per il 14 febbraio. Il giorno dopo arriva un secondo SMS, identico al precedente, con una sola differenza: la data, spostata al 15 febbraio. Nessuna premessa, nessuna evidenziazione della modifica, nessuna frase del tipo “A rettifica della precedente comunicazione”. Nulla. Un messaggio copia-incolla che poteva tranquillamente essere scambiato per una semplice conferma.

È questo il livello di attenzione verso i cittadini? Bastavano dieci parole in più per evitare disagi. Dieci parole. Invece si continua con una comunicazione approssimativa, confusa, quasi infastidita dall’idea di dover spiegare.

Dalla stampa apprendiamo che lo spostamento sarebbe stato deciso su richiesta di Confcommercio, accolta dal Presidente di Geal, Riccardo Gavirani, e dall’Assessore Buchignani. Bene: i lavori, quando necessari, si fanno. Nessuno lo mette in discussione. Ma quando si cambia una data già comunicata a migliaia di persone, lo si deve fare con chiarezza e rispetto.

A Lucca non esistono solo le categorie economiche. Esistono anche i cittadini. La domenica mattina molti negozi sono chiusi, ma le persone sono a casa. E vorrebbero potersi lavare, cucinare, vivere normalmente. Non è una pretesa eccessiva nel 2026.

Non si può chiedere ai cittadini di inseguire comunicati “ballerini” via SMS o articoli sui giornali per capire quando avranno l’acqua in casa. In questi casi si affiggono avvisi nei portoni, si mettono cartelli ben visibili nelle strade interessate, si fa volantinaggio. Si fa, insomma, il minimo indispensabile per rispettare chi paga il servizio.

Qui non si contesta la necessità dei lavori. Si contesta la superficialità con cui vengono comunicati.
Il rispetto passa anche dai dettagli. E quando mancano quelli, manca qualcosa di molto più grave: la considerazione per i cittadini.

 

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Carnevale “inventato” e conti in rosso: di cosa ci vantiamo?

 

Carnevale “inventato” e conti in rosso: di cosa ci vantiamo?

Applausi, abbracci, congratulazioni e passerelle mediatiche. Il Sindaco e l’Assessore rivendicano con orgoglio il successo della manifestazione che avrebbe portato nel Centro Storico  di Lucca 20.000 visitatori. Un risultato definito straordinario.

Ma di quale evento stiamo parlando? Di una sfilata di Carnevale realizzata con i figuranti del Carnevale di Viareggio. Una manifestazione che a Viareggio affonda le radici in una tradizione storica, identitaria, riconosciuta a livello nazionale e internazionale. A Lucca, invece, il Carnevale è un’iniziativa recente, introdotta dall’attuale amministrazione e priva di legami con la memoria e la cultura cittadina. Una forzatura.

C’è poi un aspetto che merita attenzione. A Viareggio assistere a una sfilata costa oltre 20 euro. A Lucca l’evento è gratuito. Ma davvero è gratuito? In realtà no: è pagato dal Comune, quindi dai cittadini. L’anno scorso per “Lucca in maschera” sono stati spesi 117.747,31 euro, risorse pubbliche. Vedremo quest’ anno.

È legittimo allora vantarsi della grande affluenza a un evento senza biglietto? Se il prossimo anno, oltre all’ingresso gratuito, si offrisse anche una bevuta omaggio, i visitatori potrebbero raddoppiare. Sarebbe questo il parametro del successo? Dovremmo andarne ancora più fieri?

Il punto non è contestare momenti di festa o socialità, ma interrogarsi sulle priorità. Le previsioni sul debito comunale parlano chiaro: dai 50 milioni del 2023 si stima di arrivare a quasi 80 milioni nel 2027. Un peso che ricadrà sui lucchesi.

In questo contesto, è davvero opportuno esultare per manifestazioni che non appartengono alla tradizione cittadina, che comportano costi rilevanti e che l’ unica cosa che lasciano alla città sono cartacce e  mozziconi? È una domanda che merita una riflessione seria, al di là delle passerelle e degli applausi.

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Perso finanziamento per nuove telecamere

 

Da autorevoli fonti di stampa abbiamo appreso che, tempo fa, la Giunta comunale di Lucca ha perso — per evidente negligenza — la possibilità di ottenere un contributo regionale di 40.000 euro destinato all’installazione di sistemi di videosorveglianza.

Quarantamila euro buttati.

E ce ne ricordiamo ogni volta che leggiamo di risse, accoltellamenti, vandalismi, auto danneggiate, specchietti rotti. In pratica ogni giorno.

È francamente imbarazzante pensare che sia bastato non compilare un modulo e non apporre una firma per far svanire un finanziamento che avrebbe migliorato la sicurezza della città. Un’operazione che avrebbe richiesto un tempo ridicolo rispetto alle energie profuse in feste, festine e altre “baloccate” di cui questa Amministrazione sembra andare particolarmente fiera.

Il cittadino che subisce un danno perde ore per presentare una denuncia che spesso finisce nel nulla. Avrebbe almeno il diritto di sperare che la Polizia potesse verificare le immagini delle videocamere per individuare i responsabili. Ma le videocamere non ci sono. E non ci sono perché qualcuno non ha fatto il proprio dovere.

Poiché veniamo spesso accusati di “criticare e basta”, facciamo uno sforzo ulteriore e proponiamo una soluzione semplice e concreta: destinare l’importo speso per una sola delle tante manifestazioni comunali al potenziamento della rete di videosorveglianza.

Una festina in meno, ma tanta sicurezza in più.

A questo punto una domanda è inevitabile: la responsabilità  civile vale solo per i cittadini comuni?
Perché un cittadino che ritarda di due giorni il pagamento di una bolletta viene immediatamente sanzionato, mentre un’Amministrazione può permettersi di perdere 40.000 euro pubblici senza che nessuno ne risponda?

Qui non si tratta di una svista, ma di un modo di amministrare: superficiale con i soldi dei cittadini, indulgente con se stesso, severissimo solo con chi paga.

Meno feste, meno propaganda, meno autocelebrazione.
Più sicurezza, più responsabilità, più rispetto per i cittadini.

 

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TARI RIFIUTI: LE BOLLETTE SMENTISCONO IL SINDACO. ATTESE LE DOVUTE RETTIFICHE

 

TARI RIFIUTI: LE BOLLETTE SMENTISCONO IL SINDACO. ATTESE LE DOVUTE RETTIFICHE

Dopo le dichiarazioni del Sindaco che hanno definito “false” le segnalazioni sugli aumenti della tassa rifiuti, il Comitato cittadini torna a intervenire con dati e documenti alla mano trasmessi a Sindaco e Consiglieri

Le bollette già emesse e già pagate che abbiamo raccolto e prodotto raccontano una realtà inconfutabile: gli aumenti reali vanno dal 4,31% al 10,52%, a parità di metratura e composizione del nucleo familiare. Non il +2,44% indicato pubblicamente dal Sindaco come aumento “reale”.

In un caso documentato, una famiglia di due persone è passata da 390,04 euro nel 2024 a 431,08 euro nel 2025, con un aumento secco di 41,04 euro (+10,52%). Altri utenti registrano rincari tra il 4,31 % e il 5,75%, in alcuni casi nonostante la riduzione dei componenti del nucleo familiare. Tutti dati verificabili, con numeri di fattura precisi.

A incidere non è stato solo il rialzo tariffario, ma anche la soppressione delle agevolazioni legate ai conferimenti ai centri di raccolta, che garantivano piccoli ma concreti sconti, soprattutto a pensionati e famiglie con redditi bassi. Agevolazioni eliminate che invece andavano incentivate

A questo si aggiunge l’introduzione della tassa di 6 euro per nucleo familiare, inserita in bolletta senza spiegare la sua presenza nè tantomeno che si trattava di un tributo imposto dal Governo. Come potevano i cittadini capire che stavano pagando qualcosa di più? Tassa di scopo comunque iniqua perché uguale per il pensionato con la minima come per il milionario.

 Il Comitato ricorda di aver ammesso pubblicamente una propria svista formale e di aver presentato scuse ufficiali. Alla luce dei dati oggi forniti, restiamo in attesa dei dovuti  chiarimenti da parte  del Sindaco per aver accusato il comitato di diffondere falsità, quando le bollette prodotte dimostrano il contrario.

Restano infine irrisolti i costi dei rifiuti prodotti dai grandi eventi, che continuano a ricadere sulla collettività mentre chi realizza incassi milionari risulta esonerato. Ingiusto utilizzare i proventi della tassa di soggiorno che invece dovrebbero essere impiegati per restaurare la città, Mura in primis.

I cittadini non sono sudditi. Quando una tassa aumenta, va detto chiaramente: quanto, come e perchè.

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“Nottata brava” in Piazza San Gregorio: specchietti distrutti e sicurezza assente

 

“Nottata brava” in Piazza San Gregorio: specchietti distrutti e sicurezza assente

Un’altra notte di vandalismi nel Centro Storico. In Piazza San Gregorio ignoti hanno preso di mira le auto in sosta rompendo gli specchietti retrovisori, trasformando una strada del centro cittadino in un bersaglio gratuito per atti incivili e ingiustificabili.

Un “divertimento” incomprensibile, che però trova un terreno fertile nella totale assenza di controlli e sicurezza reale nel cuore della città. Il risultato è sempre lo stesso: cittadini danneggiati, danni economici, senso di impotenza e, soprattutto, la percezione che a Lucca chi compie atti vandalici lo possa fare senza alcuna conseguenza.

Se non andiamo errati, solo pochi mesi fa il Comune di Lucca ha lasciato scadere i termini per ottenere un contributo regionale di circa 40.000 euro destinato all’installazione di telecamere per la sicurezza urbana. Una rinuncia incomprensibile, grave e oggi ancora più difficile da giustificare.

Se quel finanziamento fosse stato utilizzato, se le telecamere fossero state acquistate e installate – magari proprio in Piazza San Gregorio – oggi conosceremmo il volto di questi vandali e non ci limiteremmo a raccogliere danni e indignazione.

Invece, mentre l’Amministrazione parla, i cittadini pagano: pagano le tasse, pagano i danni e pagano il prezzo di un centro storico sempre più insicuro.
Nel frattempo, i responsabili ringraziano: l’impunità continua a essere garantita.

Chiediamo quindi:

• che il Comune chiarisca pubblicamente perché il contributo regionale non sia stato utilizzato;
• che venga immediatamente predisposto un piano serio di sicurezza e videosorveglianza;
• che i cittadini smettano di essere lasciati soli davanti a episodi che ormai non possono più essere definiti “isolati”.

Lucca merita sicurezza. I cittadini meritano rispetto.
Chi danneggia la città deve essere individuato, fermato e punito. Non domani: adesso.

 

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Bolletta rifiuti +10,25% in un anno: famiglie più tartassate mentre il Comune copre 1,4 milioni di costi per gli eventi

 Bolletta rifiuti +10,25% in un anno: famiglie più tartassate mentre il Comune copre 1,4 milioni di costi per gli eventi

In un solo anno la bolletta rifiuti cresce del 10,25%: una famiglia tipo di due persone passa da 390 euro nel 2024 a oltre 430 nel 2025, a parità di servizio. A questo si aggiunge il nuovo contributo fisso di 6 euro per finanziare le agevolazioni del bonus sociale rifiuti, applicato indistintamente a tutti i cittadini, senza criteri di equità rispetto ai redditi. Un contributo che invece di essere prelevato dalla fiscalità generale  colpisce allo stesso modo chi vive con la pensione minima e chi ha redditi molto elevati come l’industriale milionario, oppure il Sindaco che percepisce circa 10.000 euro al mese o un Assessore che ne percepisce 6.000 (emolumenti raddoppiati dal 2022). Un’impostazione che solleva seri dubbi di equità».

“Vivere il Centro Storico” denuncia inoltre che nel 2025 il Comune ha riconosciuto a Sistema Ambiente 1.100.000 euro per la raccolta rifiuti durante eventi organizzati o patrocinati, più 297.000 euro per gli eventi del calendario Vivi Lucca: in totale 1.397.000 euro di risorse pubbliche.
Così i cittadini pagano due volte: con l’aumento della bolletta e con le tasse comunali, mentre i benefici economici degli eventi restano concentrati sui pochi operatori del settore alberghiero e ristorazione”.

Nel proprio esposto il Comitato chiede a Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale di chiarire:

– se l’aumento sia stato discusso e chi lo abbia votato;

– quali misure siano state adottate per ridurre i costi di Sistema Ambiente;

– perché non venga introdotto un contributo a carico degli organizzatori di eventi;

– e l’apertura di un confronto pubblico in Consiglio.

"Quando si mettono le mani nelle tasche dei cittadini servono trasparenza, equità e chiarezza"

 


“Il Mondo al Contrario”: non è il libro del generale Vannacci, ma quello dell’Amministrazione Comunale di Lucca

 “Il Mondo al Contrario”: non è il libro del generale Vannacci, ma quello dell’Amministrazione Comunale di Lucca

Desideriamo segnalare all’opinione pubblica che, mentre sui media si continua a parlare di “Il Mondo al Contrario” come di un libro di altro genere, quello vero — nella nostra città — sembra essere quello scritto giorno dopo giorno dall’Amministrazione Comunale di Lucca attraverso gli ultimi provvedimenti in materia di inquinamento atmosferico.

Lucca è, insieme a Capannori, uno dei territori più inquinati della Toscana. È per questo che, per obbligo di legge, il Comune è stato costretto a emanare provvedimenti di urgenza. Tuttavia, tali misure — che incidono pesantemente sulla vita quotidiana dei cittadini — non hanno ricevuto, a nostro avviso,  quella adeguata comunicazione che sarebbe stata doverosa.

Con l’Ordinanza 2775, il Sindaco ha disposto fino al 31 Marzo:

  • il divieto di combustione di biomasse all’esterno,
  • il divieto di utilizzo di generatori di calore di classe inferiore alla 3 e dei caminetti,
  • il limite massimo di 18 gradi per il riscaldamento di abitazioni, uffici e pubblici esercizi,
  • l’obbligo di chiusura delle porte dei negozi.

Il tutto accompagnato dalla minaccia di sanzioni — perfino di natura penale — per i trasgressori.

Con l’Ordinanza 3123, invece, è stato imposto dal 4 al 9 Dicembre il blocco della circolazione dalle 8:30 alle 18:30 per diverse categorie di veicoli, tra cui le auto e i mezzi diesel fino a Euro 4.

Misure drastiche e restrittive, che però non sembrano essere state rese note con la necessaria chiarezza e diffusione. Una discrepanza che colpisce, soprattutto se confrontata con il risalto dato alle iniziative ludiche e agli eventi “da Paese dei Balocchi” tanto cari alla Giunta.

Paradossalmente, lo stesso Sindaco — che per legge è il massimo responsabile della tutela della salute pubblica — ha aperto al parcheggio indiscriminato e gratuito nel Centro Storico. Il risultato è noto a chiunque frequenti la città: il parcheggio Mazzini è diventato inutilizzabile per i pochi abbonati e finanche per i proprietari di stalli, bloccati dalle lunghe code di auto in attesa di un posto gratuito.

Durante il weekend dell’Immacolata, la coda per il parcheggio Cittadella arrivava fino a Piazzale Verdi.
Quanti di questi conducenti erano al corrente dei divieti?

A nostro avviso, ben pochi.

 

E i controlli? Non ne abbiamo visti.

Nessuno che verificasse le classi euro dei veicoli in coda, spesso fermi a motore acceso, contribuendo ad appesantire un’aria già irrespirabile, con grave danno soprattutto per le fasce più vulnerabili. Due pattuglie erano presenti alla Messa dell’Immacolata, ma nessuna sui viali o ai varchi di accesso. Sfortunati noi che non li abbiamo visti? Non crediamo.

 

Forse alla base c’è un equivoco:


un Sindaco non è il direttore artistico di un calendario di eventi.

Un Sindaco è prima di tutto il garante della salute dei cittadini — tutti, non solo quelli che partecipano alle feste in centro.

Vorremmo semplicemente un’Amministrazione più attenta alla vita reale e alle difficoltà concrete dei cittadini, non solo all’immagine patinata delle iniziative natalizie.

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